Osservamondo

15 settembre 2012

Centinaia di sementi a rischio di estinzione

Continua la burocratizzazione dell'Europa con l'ultima legge restringilibertà, e cioè il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali e antiche che non sono iscritte nel Catalogo Ufficiale Europeo.  Una sentenza della Corte di giustizia europea che a parole dovrebbe proteggere il consumatore, ma che in pratica protegge solo una grande potentissima multinazionale, la stalinista Monsanto.


Perché la UE odia tutto quello che è a scala piccola o piccolissima e quindi impossibile da controllare e impossibile da tassare.

Scusate ma sono veramente rammaricata. In qualche modo, due anni fa, quando la stessa legge è entrata in vigore in Svezia, speravo che una certa lentezza istituzionale e perché no, l'alto livello di individualismo secondo Hofstede (grazie a Bimbo Alieno) di 76% avrebbe impedito l'implementazione della legge in Italia. Ma non si può, il trattato di Lisbona è stato firmato. Posso invece sperare che, sempre secondo Hofstede:
...What is surprising for the foreigner is the apparent contradiction between all the existing norms and procedures and the fact that Italians don’t always comply with them
Chissà se Mario Catania veramente crede che si tratta di "una garanzia fondamentale, in quanto un'autorità pubblica garantisce le caratteristiche delle varietà iscritte", o se capisce che con questa legge andranno a sparire centinaia di varietà regionali e locali, coltivati da secoli. Senza che nessuno abbia mai sentito il bisogno di controllare un bel niente.

Per fortuna il decreto legislativo del 30 dicembre 2010, n 267, direttiva 2009/145/CE dovrebbe essere particolarmente poco complicato. Basta infatti una descrizione della varietà, i risultati degli esami disponibili, le conoscenze acquisite con l'esperienza praticata durante la coltivazione, la riproduzione e l'impiego, e la bibliografica storica. Poca roba. Soprattutto la bibliografia storica dovrebbe essere facilmente reperibile.

Ovviamente prima di fare la domanda per l'iscrizione, che può avvenire per iniziativa di qualsiasi livello organizzativo, dal ministero al singolo cittadino, la stessa deve essere validata dalla Regione o della Provincia autonoma competente per territorio.

Quindi se qualcuno in provincia non vuole far passare una domanda la blocca. E se non viene bloccata, comunque passeranno 90 giorni tra presentazione della domanda in Regione/Provincia e l'esame della domanda. Dopodiche il Mipaaf in comodi 60 giorni può decidere se ammettere o no l'antico pomodoro.

Quindi l'antico pomodoro richiede 5 mesi di iter burocratico, sempre che il contadino sia riuscito a scrivere la tesina, completa di bibliografia.

Almeno la registrazione è gratuita. Per ora. Fra qualche anno, quando tutti si saranno abituati all'esistenza del registro, verrà introdotta una prima tassa, simbolica. Che poi ogni anno diventerà meno simbolica. E poi verrà introdotto una tassa per mantenimento dell'antico pomodoro all'interno del registro. Se salti un anno, perché magari ti mancano i soldi, l'antico pomodoro scivola via dal registro e l'intero iter burocratico è da rifare.

Una prima domanda: quante sono le piccole e piccolissime aziende italiane che per almeno 5 mesi, se non un anno intero, non possono più vendere i loro sementi? Non ditemi che riescono a far passare le migliaia di tipi di sementi antichi in Italia prima della semina in primavera.

4 commenti:

  1. Grazie per averne scritto. E' una cosa semplicemente allucinante, oltre che dannosa a livello operativo e pratico.

    Una delle cose che contraddistinguono le società democratiche dalle fetenti dittature è l'atteggiamento tenuto nel momento in cui si vuole forzare la popolazione a fare qualcosa che è ritenuto utile. In una democrazia si introducono incentivi e si organizzano transizioni graduali, permettendo a tutti gli interessati di organizzarsi secondo le proprie possibilità. In una dittatura semplicemente si firma una leggina con scritto "obbligo" o "divieto".

    Da quel che vedo, non siamo proprio in una democrazia; e mi rammarica molto pensare che un giorno o l'altro lo stato italiano dovrà essere considerato il peggior nemico della nazione italiana. Che vergogna.

    PS: la quercia in cortile sta cacciando giù le ghiande. Secondo voi le posso regalare al vicino? E la gazza che le porta in giro può farlo? O rischia di essere arrestata anch'essa?

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    1. Domanda per Fausto.

      Esiste ancora in Italia la capacità da parte delle aziende agricole di produre le sementi? Nel senso: c'è ancora qualcuno che ricava i semi dal raccolto precedente?
      Ed è vero che comunque cercare di ricavarli sarebbe inutile per molte varietà agricole in quanto il frutto genera (non certo per questioni naturali) semi in qualche modo "sterili"?

      Altra questione: nel momento in cui un seme non venisse iscritto nel catalogo, evidentemente sparirebbe dal commercio, per cui oltre alle aziende che producono per vendere, verrebbe privato di tal seme anche il pinco pallino qualunque che si fa l'orto dietro casa e che al consorzio agrario dietro l'angolo non troverebbe più il seme in questione. O sbaglio?

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    2. La possibilità di propagare varietà autoctone a mano a casa propria non è mai venuta meno. A casa mia si fa ancora con moltissima roba. Ci sono svantaggi e vantaggi. Sicuramente hai rese iniziali un po più basse; sul lungo periodo però tendi involontariamente a selezionare una varietà che vive bene nel tuo terreno e nel tuo clima. Un banale esempio di "speciazione", diciamo così, ottenuta tramite segregazione; il cardine dell'evoluzionismo!

      Quanto alla sterilità: in certi casi è cercata. Per esempio i frutti senza semi sono ibridi sterili. Questo non ti proibisce di procurarti i progenitori e incrociarteli a piacere, ma è una operazione complessa. Ci vuole un bravo agronomo.

      Secondo me l'ortolano fai da te può fare ancora molto, ma nella direzione di adattare le proprie cultivar al contesto in cui opera. Le operazioni più ampie è bene lasciarle a chi ci lavora da anni; senza nulla togliere agli agricoltori illitterati che nella mia terra hanno messo a punto varietà di frutta e verdura ancor oggi blasonate.

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  2. Vi parlo dalla Francia, qui è il disastro totale dal punto di vista della semente: siamo da due o tre anni al mercato clandestino dei semi. In alcuni casi le camere dell'agricoltura locali hanno mandato ispettori e polizia ai mercatini di scambio semi. L'unica realtà che produce semente "libera", associazione Kokopelli, è stata quasi stroncata da multe a ripetizione, sopravvive solo perchè le sue spese legali sono sostenute da 4 anni da qualche centinaio di cittadini. In Francia, è "finita" da tempo... certo qualcuno risemina, ma si tratta di casi rarissimi. Ora tocca all'Italia.

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