Osservamondo

22 gennaio 2017

Gli effetti Trump sull'economia statunitense

La politicia economica consiste in tre macroaree direi, politica finanziaria (budget), monetaria (interessi) e strutturale (tassazione e regolazione).

Ora che l'amministrazione Trump ha preso posto nella casa bianca vedremo senza dubbio un cambiamento radicale in tutte e tre le aree. Durante gli anni di Obama abbiamo visto una politica finanziaria molto stretta per il semplice motivo che Obama non riusciva a mettersi d'accordo con il congresso sotto controllo repubblicano. Il congresso ha fermato molte iniziative di Obama, e per stimolare la vita economica del paese la Fed ha dovuto entrare con iniziative proprie, ovviamente sotto forma di politica monetaria espansiva. Cioé quello che Obama non ha potuto fare lato finanza, l'ha fatto la Fed lato moneta.

Gli stimoli monetari post-crisi in questi anni ci sarebbero stati ugualmente, ma in misura molto minore. Penso che soprattutto lo zero rate policy è l'effetto più importante dell'ostracismo del congresso.



E qua vedremo un cambiamento a 180 gradi. Trump ha promesso, e farà del tutto per realizzare, pesanti misure di politica finanziaria in forma di abbassamento delle tasse nonché investimenti infrastrutturali. Entrambe le cose stimoleranno l'economia e alla lunga, come già previsto dalla Yellen, non avranno problemi ad alzare i tassi. Dal punto di vista degli economisti è un momento strano per queste misure, in quanto la disoccupazione è a livelli minimi con ca 5% ovvero occupazione piena. Investimenti infrastrutturali sono pure quelli molto inflazionistici, e credo sarà difficile tenere sotto controllo l'inflazione, una volta che prende piede.

In parallelo abbiamo la politica strutturale, dove Trump tra l'altro promette grossi tagli alle imposte. Pare che è stata decisa una policy anti-burocrazia che impone a tutte le enti federali di tagliare una certa percentuale della regolazione. Una misura più che necessaria, visto che gli Stati Uniti soffre di un'estrema burocrazia spesso paralizzante. Inoltre il sistema fiscale non viene rinnovato dai tempi di Reagan, e le discussioni su questo tipo di politica è stato molto intenso durante l'anno passato, anche se ne leggiamo pochissimo nei media italiani.

Soprattutto imposte societarie più basse (e di parecchio) avranno un effetto potente sulla vitalità delle aziende nordamericane, anche se l'effetto sarà più notevole nei primi anni. Molte aziende americane spostano i ricavi all'estero, proprio per non essere tassati al 35%, e questi soldi potranno tornare a casa, e saranno investiti, creando nuovi lavori (che andranno a immigrati messicani? gli americani sono già pienamente occupati).

Contro questa immagine abbastanza positiva abbiamo la politica commerciale dove Trump intende introdurre dazi penalizzanti su qualunque cosa non abbia l'etichetta americana, rivolto soprattutto contro il Messico e la Cina. I suoi piani di iniziare una guerra commerciale e valutaria con tutto il mondo e in particolare la Cina è preoccupante.

La cosa splendida dell'economia come "scienza" è che ha ripetutamente dimostrato che dove marciano le merci, non marciano le armi. Le nazioni guadagnano di più facendo commercio l'una con l'altra che cercando di conquistarsi a vicenda. Una relazione saggia tra stati deve essere una di cooperazione, non guerra, e di commercio, e non di isolazione.

Ma, per fortuna qua ci ricordiamo che il mondo oggi è a un livello di globalizzazione mai visto prima e che ogni paese in stato governabile è in relazione commerciale e di difesa con una lunga serie di altri paesi, dove ogni relazione è regolata da contratti appartenenti a organizzazioni internazionali quali Nafta, WTO e NATO. Una singola amministrazione americana non può scindere da questi contratti pluriennali, anche se Trump sogna di taglaire tutte le corde che lega gli USA a noialtri.

Quello che può fare, è non fare niente nel futuro, ovvero non rinnovare contratti, non cercare nuove collaborazioni e alleanze commerciali. Ma quello che esiste già continuerà a funzionare.

In più penso che un tassa penalizzante sulle importazioni dal Messico paralizzerebbe l'industria automobilistica statunitense che dipende da molti componenti che vengono prodotti sotto il confine. Visto che si tratta di uno dei settori clou della campagna elettorale, è improbabile che venga implementato.

Tutto sommato penso che a breve termine le politiche Trump rinforzeranno l'economia statunitense. Cosa succede con il debito pubblico a lungo termine non è dato sapere, in quanto si tratta pur sempre della valuta di riserva mondiale. Penso inoltre che avrà bisogno del congresso e che cercherà di tagliare l'amicizia con Putin, visto che i suoi compagni di partito non approvano le politiche russe.

Personalmente penso che Trump si indegno di questo ufficio.

Come illustrazione di questo articolo metto My Heart Will Go On, che è una di quelle canzoni unversali che si sposano con qualsiasi scena.




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